Settembre, il sole sempre!

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L'isola....



La corsica, da sapere che....

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Nel Mediterraneo centro-settentrionale, la Corsica è la terza isola in ordine di grandezza dopo la Sicilia e la Sardegna. Vasta 8.681 kmq (quasi come l’Umbria), si presenta in forma allungata, nel senso meridiano, da Capo Corso a nord a Capo Pertusato a sud, per 183 km. La larghezza massima raggiunge 83 km. Dista solo 12 km dalle coste della Sardegna, da cui è divisa dalle Bocche di Bonifacio; 82 km dal promontorio di Piombino.Lo sviluppo costiero raggiunge i 1200 km, con circa 300 km di spiagge.

La cima più elevata dell’isola è il monte Cinto (2706 m), situato a soli 25 km dal mare; altri gruppi montagnosi raggiungono quote considerevoli, come il monte Rotondo (2622 m), il monte d’Oro (2389 m), il monte Renoso (2352 m), il monte Incudine (2134 m). L’altitudine media si attesta sui 568 m. I massicci sono distribuiti lungo una dorsale che percorre l’isola trasversalmente, da nord-ovest a sud-est, dividendo la Corsica in due settori , corrispondenti grosso modo alla sua distinzione geologica (rocce cristalline granitiche a ponente, rocce scistose e zone alluvionali a levante).

Il territorio molto tormentato presenta numerosi valichi, idonei per attraversare le numerose montagne. Il colle di Vergo (1.477 m), assicura il collegamento fra Porto e Corte, il colle di Vizzavona (1.163 m), fra i massicci del monte d’Oro e del monte Renoso, che unisce Ajaccio a Corte, il colle di Bavella (1.243 m) che conduce da Propriano e Porto Vecchio a Solenzara. Altrove le strade superano gli altopiani, a quote meno elevate.

Gole selvagge manifestano spesso l’asprezza del territorio formando spettacolari canyons. A nord nel Nebbio, il défilé di Lancone è attraversato dalla strada D82; a sud di Belgodere il Tartagine forma le gole omonime. Presso Corte si trovano il defilè della Scala di Santa Regina, lungo il corso del Golo, le gole del Tavignano e le gole della Restonica. Nei dintorni di Porto vi sono le gole della Spelonca, presso Ghisoni il Fiumorbo forma i defilè dell’Inzecca e delle Strette e infine, presso Bastelica il Prunelli forma le gole omonime.

Il travaglio delle ere geologiche ha lasciato segni leggibili, a partire dalla sua appartenenza alla Tirrenide, il continente primordiale, poi ricoperto di sedimenti, fino al sollevamento del corrugamento alpino e al suo distacco, durante il Terziario. L’ultima era il Quaternario, ha ulteriormente modellato il territorio, accentuando i solchi delle valli e definendo il profilo del sistema montagnoso, anche per l’azione dei ghiacciai, il cui passaggio ha lasciato numerosi circhi, rocce montonate, valli sospese, laghi e cascate.

I brevi corsi d’acqua dell’isola dal regime irregolare e torrentizio sono alimentati soprattutto dalle piogge autunnali e presentano talvolta piene invernali con periodi di magra durante l’estate. L’orientamento dei fiumi è strettamente dipendente dalla distribuzione del sistema montuoso interno. Nel versante occidentale in ordine da nord a sud incontriamo il Figarella che sfocia presso Calvi, il Fango, il Porto che sbocca in mare presso la località omonima, il Liamone, il Gravona (42 km) e il Prunelli, che si uniscono poco prima di giungere al mare, il Taravo (53 km), e il Rizzanese, che sfociano nel Golfo di Valico, e infine l’Ortolo. A nord dell’isola, il corso dell’Ostriconi delimita il cosiddetto Deserto degli Agriates.

Sul versante orientale dell’isola i corsi d’acqua più importanti sono il Golo (84 km, il più lungo), il Fiumalto, il Travone, il Tavignano (80 km) e il Fiumorbo, che solcano la piana d’Aleria, e il Travo.

Consistenti apporti alluvionali hanno dato come risultato diversi stagni e lagune. I principali si trovano sul versante della costa orientale come quelli di Biguglia, di Diana, di Urbino e di Palo.

La costa occidentale è frastagliata e formata da una straordinaria successione di insenature, promontori granitici che incidono il cielo, spiagge dalla sabbia dorata finissima, angoli in cui l’acuto profumo dei pini si confonde con il forte odore della salsedine, dalla luminosità eccezionale che accentua i colori riflessi sull’acqua, rappresenta un vero paradiso per il turista. Baie, golfi e insenature sono davvero numerosi e le sporgenze più significative sono quelle dei golfi di Saint Florent e Calvi nella zona settentrionale. Nel tratto di costa occidentale quelli del golfo di Porto, profondo 7 km e delimitato dai capi Senino e Rosso; il golfo di Sagone, profondo 14 km e con un’apertura di 20 km compresa fra la punta di Cargese e il capo di Feno; il golfo di Ajaccio, profondo 16 km e compreso fra punta della parata e il capo di Muro; il golfo di Valinco, il più profondo (22 km), delimitato tra capo di Muro e la punta di Campomoro. Baie più modeste ma altrettanto stupende si contano numerose.

Gli unici golfi della costa orientale sono quelli di Porto Vecchio, profondo quasi 9 km, chiuso fra le punte di Saint-Cyprien e della Chiappa, e il golfo di Santa Manza, situato a nord-est di Bonifacio.

Le spiagge sono in prevalenza sabbiose, estese anche per diversi km. Quelle di sabbia più frequentate sono quelle di: Ajaccio, Aleria, l’Ile Rousse, Algajola, Lumio, Calvi, Galeria, Sagone, Cargese, Tiuccia, Porticcio, Porto Pollo, Propriano, Bonifacio, Porto Vecchio, Pinarello, Solenzara, Prunete, Santa Maria Poggio e Moriani Plage. Spiagge miste di sabbia e ciottoli sono presenti a Bastia, Bussaglia, Porticciolo e Saint Florent; di ciottoli e roccia a Centuri, Girolata, Miomo, Partinello, Porto, San Martino di Lota e Sisco. Le altre località balneari della Corsica possiedono spiagge rocciose.

I porti turistici sono numerosi e di categorie diverse lungo tutta la costa. Ovviamente è più ricca l’irregolare costa occidentale, con possibilità di approdo alle imbarcazioni da diporto a l’Ile Rousse, Algajola, Marina di Sant’Ambrogio, Calvi, Galeria, Girolata, Porto, Cargese, Sagone, Ajaccio, Porticcio, Isolella, Porto Pollo, Propriano, Campomoro, Tizzano, Figari, Bonifacio e alle isole Lavezzi.

Risalendo da sud la costa orientale si incontrano i porti di Santa Manza, Rondinara, Porto Vecchio, Pinarello, Favone, Solenzara, Campoloro, Bastia e lungo Capo Corso, Erbalunga, Sisco, Porticciolo, Santa Severa, Macinaggio, Barcaccia e Tollare alla estremità settentrionale del Capo, e infine Centuri e Saint Florent.

I laghi naturali della Corsica, anche se di modesta grandezza, sono molto pittoreschi poiché arricchiscono i selvaggi paesaggi alpestri dell’interno. Fra i più noti vi sono i laghi glaciali di Creno (1310 m), in un circo del monte Sant’Eliseo, il lago di Nino (1743 m) sorgente del Tavignano, il lago di Melo (1711 m), nella Restonica, uno dei sette laghi del monte Rotondo. Sul monte Renoso, alla quota di 2089 m, il lago Bastioni è vasto quasi 5 ha. Sbarramenti artificiali di corsi d’acqua hanno dato origine ai laghi dell’Alesani nella Castagniccia, a Calacuccia nel Niolo, e nel massiccio dell’Ospedale, nell’entroterra di Porto Vecchio.

Suggestive e meta di escursione, anche le cascate richiamano numerosi turisti. Le più imponenti sono quelle formate dall’Aitone, alle spalle di Porto. Quelle di Radule ai margini settentrionali della foresta di Valdo-Niello, le cascate d’Aziana, formate dal Prunelli presso Bastelica, le cascate degli Inglesi nella foresta di Vizzavona e infine le cascate di Piscia di Gallo, alte 50 m, nel massiccio montagnoso dell’Ospedale.

VEGETAZIONE E FLORA
La Corsica per la sua posizione e i suoi climi, possiede una vegetazione esuberante, che varia con l’altitudine e assume aspetti sovente impenetrabili. Nella fascia litoranea la macchia mediterranea emana profumi penetranti e intensi, che fecero pronunciare a Napoleone la celebre frase “Riconoscerei la Corsica a occhi chiusi, soltanto per il suo odore”.

La flora corsa annovera circa 2000 specie diverse, di cui 80 sono endemiche, cioè esclusive dell’isola. 55 specie appartengono all’area corso-gallurese, 17 all’area tirrenica. Otre un centinaio di specie, infine, di tipo mediterraneo, non esistono nella Francia continentale. Questa ricchezza botanica, presente in un territorio poco esteso ed estremamente vario (in pochi km si va dal mare a oltre 2500 m di altitudine), fanno dell’isola un vero paradiso della natura e della vegetazione un elemento insostituibile dei suoi paesaggi. Quando si giunge in Corsica si è subito accolti da una vegetazione esotica, introdotta nel secolo scorso, che abbellisce le passeggiate e i giardini delle città della costa: palme, eucalipti, agavi, mimose, aloe, fichi d’India…Spostandosi sulle colline sino alla quota di 500 m si ritrova la vegetazione tipica della fascia inferiore costiera, formata principalmente dalla macchia mediterranea, densa e continua, che ricopre vaste aree, punteggiata di pini marittimi, carrubi e querce, là dove l’agricoltura non l’ha sostituita con agrumeti, uliveti e vigne.

In primavera gli arbusti fioriti della macchia spandono nell’aria i loro profumi, facendosi riconoscere: ginestra, mirto, oleandro, corbezzolo, biancospino, timo, erica, rosmarino, finocchio selvatico, cisto, aglio, rosa canina, ginepro, lentisco, asfodelo, lavanda…

Le valli interne, da 500 a 1500 m di quota, accolgono vegetazione e flora della fascia altitudinale superiore, dominata fino agli 800 m, dal castagno, albero che insieme al fico ebbero molta importanza in passato per l’alimentazione della popolazione. La Castagniccia è ricoperta da oltre 15000 ha di castagneti; altrettanti sono distribuiti nel resto dell’isola. Il pino marittimo raggiunge facilmente la quota di 1000 m; la foresta dell’Ospedale nei pressi di Porto Vecchio ne è l’espressione più importante. Il larice corso supera agevolmente la quota di 1800 m; nelle foreste di Vizzavona, Aitone, Valdo-Niello rappresenta la componente principale insieme al pino marittimo, all’abete rosso e, nella foresta della Restonica, al pino di Corte, una essenza endemica dal fusto eretto e dalla cima stretta e conica. Oltre i 1000 m compaiono le faggete, e la betulla come sul colle di Vergo. Il sottobosco comprende varietà di timo, elleboro corso, asperulo odoroso, ecc.

La fascia compresa fra i 1500 e i 1900 m appartiene all’ambiente di montagna con la presenza nelle zone più fresche ed umide dell’ontano cordiforme e di ontano profumato, dall’intenso odore di miele. Sui terreni rocciosi si può facilmente incontrare il sorbo.

Oltre i 1900 m la vegetazione diventa di tipo alpino, ma con diverse specie endemiche dell’isola o di ambito mediterraneo come il ginepro nano, il crespino dell’Etna, o i prati che ricoprono le torbiere degli antichi laghi glaciali, chiamati “pozzines”, come attorno al lago di Nino.

Più in alto ancora l’escursionista può osservare la violetta corsa, la statice multiflora, una specie locale di margherita, l’aquilegia di Bernard, ecc.

La natura generosa ha regalato alla Corsica paesaggi inimitabili, che rappresentano una ricchezza di primaria importanza ed hanno bisogno di essere protetti. Nel 1970 è stato creato il Parco naturale Regionale della Corsica, che interessa un territorio di 2000 kmq, quasi un quarto della superficie dell’isola e comprende l’intera dorsale montuosa, dal Monte Cinto al massiccio dell’Ospedale nonché alcune zone limitrofe. In un trentennio di vita il Parco ha saputo proteggere flora e fauna di pregio, difendere le foreste con un’efficiente sistema antincendio; ha ristrutturato e reso modernamente abitabili 150 ovili o case di pastori, ha riaperto 5 mulini ad acqua, ha restaurato diversi monumenti, ha finanziato scavi archeologici, ha dato nuovo impulso alla coltura del castagno ed ha infine favorito lo sviluppo dell’artigianato tipico locale.

Oltre alla flora endemica, anche la fauna del Parco è particolarmente importante e anzi ne costituisce forse la componente più appariscente. L’animale simbolo del Parco è il muflone, protetto nelle riserve dell’Asco e di Bavella, ove si contano circa 700 esemplari. Il cervo è stato reintrodotto da poco, mentre numerosi sono cinghiali e maiali; come è noto questi ultimi vengono lasciati pascolare allo stato brado.

Eccezionale è la presenza dei rapaci: il gipeto barbuto o avvoltoio degli agnelli, altro simbolo dell’isola, presente in una dozzina di coppie, raggiunge un’apertura alare di quasi tre metri.

Si segnalano inoltre una dozzina di coppie d’aquila reale e di falco pescatore. Più numerosi il falco pellegrino (o di Eleonora): 30 coppie censite. Vi sono poi l’aquila del Monelli, il nibbio reale, il gabbiano corso.

L’avifauna conta inoltre l’endemica sitta o picchio muratore corso, che frequenta le conifere; cicogne bianche e nere, gru e oche e altri uccelli sostano nell’isola durante le migrazioni stagionali. Sono invece stanziali sottospecie isolane di pernice rossa, il corvo, il picchio, l’assiolo, il fringuello, il cardellino, ecc.

Esistono inoltre nel territorio del Parco (ma sono pure presenti in altre zone dell’isola) numerose specie comuni di uccelli, dal merlo all’usignolo, dal luì alla cinciallegra; tre specie di tartaruga(di terra, di mare, d’acqua dolce), due specie inoffensive di colubro, un serpente chiamato localmente “verde e giallo”, mordace ma non velenoso. E’ assente la vipera. Le farfalle sono pure numerose e presentano livree variopinte, con diversi endemismi. Nei torrenti e nei laghi vivono (e sono pescate) l’anguilla e la trota fario.

Lungo le coste si possono invece incontrare circa 200 specie di pesci, da quelli di roccia ai pesci di sabbia e ai crostacei, che forniscono…la materia prima alle specialità gastronomiche marinare, come l’aziminu.

Lungo la linea spartiacque del territorio del territorio del Parco corre il G.R. 20, il sentiero di “grande randonnée”, lungo 220 km circa, che unisce Calenzana, nella Balagne, a Conca nei pressi della costa sud-orientale dell’isola. Il tracciato del sentiero si mantiene di solito oltre i 2000 m, ed è perciò percorribile, a causa dell’innevamento, solo da metà luglio a fine ottobre. L’effettuazione dell’intero percorso richiede almeno due settimane; le tappe possono prevedere soste nei diversi rifugi alpini disseminate sulle montagne di Corsica.

Il parco può essere visitato anche in auto, riservando escursioni a piedi ai soli tratti che più interessano.

Il clima della Corsica, nei suoi aspetti generali, è di tipo mediterraneo, con estati calde e secche ed inverni miti e piovosi lungo la fascia costiera, mentre nell’interno dipendono dall’altitudine; alle quote più elevate le precipitazioni diventano nevose. L’isola tuttavia, presenta microclimi e contrasti del tutto locali, determinati dalla complessa struttura orografica, accomunati da una luminosità e da un’insolazione tipicamente mediterranei.

La temperatura media annuale di 12°C è perciò poco indicativa. Contrariamente alla norma generale, sono un poco più calde le zone settentrionali rispetto a quelle meridionali. La temperatura media annuale delle coste varia da 16,6°C a nord a 14, 7°C a sud; le massime estive raggiungono i 36°C, quelle invernali i 18°C.

Le precipitazioni sono concentrate nelle stagioni autunnale e invernale (novembre è il mese più piovoso); da giugno a ottobre è statisticamente molto difficile che piova.

I venti forti non sono molto frequenti, neppure in inverno. Prevalgono i venti da ovest a est, tuttavia chi desideri spingersi in mare con un’imbarcazione deve approfondire i dati relativi alla realtà locale munendosi di una “carta dei venti”. Il vento prevalente in Corsica è il libeccio, che giunge da Gibilterra e investe l’isola con folate calde in estate e fredde in inverno. Lo scirocco, secco e polveroso, è al secondo posto nelle frequenze.